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Psicologa clinica e psicoterapeuta psicoanalitica

Dott.ssa D’Acuti Arianna

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Il desiderio

La madre è il primo nome dell'Altro per il soggetto. Dire questo significa dire che la matrice più arcaica della genesi del desiderio umano prende le mosse dal desiderio dell'Altro: senza la presenza dell'Altro e senza la sua risposta la vita non potrebbe umanizzarsi. J. Lacan svilupperà questa teoria di S. Freud sul desiderio abbozzata in Progetto di una psicologia (18921899). Il primo incontro del bambino con l'Altro è dell'ordine della mancanza. È un impatto che lascia nel corpo dell'infante la traccia dell'esperienza del primo soddisfacimento (seno). L'intensità di questo soddisfacimento mitico, essendo il primo, è destinata ad andare perduta, a risultare irrecuperabile. Il primo soddisfacimento cessa di essere tale nel momento in cui si realizza, lasciando dietro di sé solo una traccia mnestica che il movimento del desiderio reinvestirà allucinatoriamente animando nel soggetto la spinta alla sua ripetizione. Per Lacan è questa la lezione fondamentale nel Progetto di una psicologia che ritorna nei Tre saggi sulla teoria sessuale (S. Freud): l'oggetto del desiderio è un oggetto perduto che però il desiderio stesso vorrebbe ritrovare. È quell'oggetto che il soggetto cerca nel tentativo disperato di rappresentarsi l'Altro, il quale, essendo a sua volta animato dal proprio desiderio, gli sfugge costantemente. Freud sostiene che l'oggetto è perduto da sempre. Non esiste oggetto del desiderio se non in quanto oggetto perduto. Rispetto a questa immagine nostalgica del bambino freudiano, Lacan ci offre una sua considerazione nel Seminario IV secondo la quale il primo soddisfacimento si dissolve nel momento in cui lascia una sua traccia mnestica nell'inconscio del soggetto. Esso, dunque, pur realizzandosi da sempre come perduto, cancellato dal significante del suo ricordo, diviene il "punto di aggancio" di tutti gli altri soddisfacimenti del bambino:

"Freud ci indica che l'oggetto viene colto attraverso una ricerca dell'oggetto perduto […]. Per il solo fatto che esista tale ripetizione, si instaura una discordanza. Una nostalgia lega l'oggetto all'oggetto perduto, nostalgia attraverso la quale si esercita tutto lo sforzo della ricerca. Essa caratterizza il ritrovamento del segno di una ripetizione impossibile, visto che per l'appunto non è lo stesso oggetto, non potrebbe esserlo […] ciò che è ricercato non è allo stesso titolo di ciò che sarà ritrovato". [J. Lacan, Il Seminario, Libro IV, La relazione oggettuale, 1956-57. Einaudi, Torino, 2007, p.9]

Le tracce del primo soddisfacimento vengono reinvestite allucinatoriamente dal soggetto dell'inconscio nello sforzo di rigenerare l'intensità irripetibile di quel godimento primordiale. Freud chiama wunsch (desiderio) questa spinta nostalgica a ricercare attivamente la ripetizione di quel primo, perduto, soddisfacimento. Il soggetto ricerca l'oggetto del suo desiderio in quanto perduto; la discordanza tra l'oggetto ricercato e quello ritrovato rende però la ripetizione impossibile e, al tempo stesso, indistruttibile. Si instaura uno iato tra l'oggetto perduto e quello ritrovato. È da questo snodo del pensiero freudiano che Lacan ricava la sua dottrina dell'oggetto piccolo a e del suo doppio statuto: oggetto vuoto, da sempre perduto, e al tempo stesso oggetto resto, condensatore di godimento, tampone della perdita d'essere introdotta dalla castrazione. È questo l'antecedente dell'oggetto piccolo a di Lacan come plusgodere, oggetto perduto e allo stesso tempo oggetto capace di condensare il godimento inconscio del soggetto.  

La perdita dell'oggetto non è accidentale, non è evolutiva, ma da sempre avvenuta, antecedente e costitutiva del desiderio umano in quanto tale. Per Freud essa trova il suo paradigma nella perdita del seno come oggetto mitico del primo soddisfacimento:

"L'azione del bambino che ciuccia è determinata dalla ricerca di un piacere già provato e ora ricordato. È facile indovinare in quali occasioni il bambino abbia fatto le prime esperienze di questo piacere, che ora egli desidera rinnovare. La prima e più importante attività del bambino, il poppare dal petto della madre, deve avergli già fatto conoscere questo piacere". [S. Freud, Tre saggi sulla teoria sessuale e altri scritti, 1900-1905, in OSF, vol. 4, Bollati Boringhieri, Torino, 1977, p. 491]

L'oggetto perduto (il seno) lascia un vuoto che è la condizione stessa del rinnovamento incessante della spinta pulsionale, del movimento teso alla sua ricerca, al suo ritrovamento, il quale caratterizza propriamente il desiderio umano: tendenza indistruttibile a ripetere l'incontro con l'oggetto perduto. Il punto tragico dell'esperienza umana è, secondo Lacan, l'esistenza di una "discordanza" tra l'oggetto perduto e l'oggetto ritrovato poiché quest'ultimo non può mai coincidere con l'oggetto perduto, ma può esserne solo un surrogato. La ripetizione non ripete un incontro riuscito, dunque, bensì ripete una "discordanza", una noncoincidenza tra i due oggetti. Quello che si ripete non è dell'ordine di un piacere realizzato, di un edonismo gratificante, ma di un  piacere al di là del principio di piacere. È l'incontro con l'eterogeneità insuperabile tra l'oggetto perduto e l'oggetto ritrovato. Per questo la ripetizione dell'esperienza mitica del primo soddisfacimento risulta, come tale, impossibile. Nondimeno è su questo impossibile dell'oggetto – oggetto come "fallimento" (Seminario XX) -, che la ripetizione prende corpo e agisce sul soggetto, al punto che l'esistenza umana appare a Freud come una tensione tra la nostalgia infinita per ciò che perduto e la "discordanza" rinnovata a ogni oggetto incontrato rispetto a ciò che si è, appunto, irreversibilmente perduto. La traccia lasciata dall'oggetto perduto, spiega Lacan, continua a operare "nella memoria all'insaputa del soggetto svolgendo un ruolo perturbatore in ogni successiva relazione oggettuale del soggetto". [J. Lacan, Libro IV, La relazione oggettuale, 1956-57, Einaudi, Torino, 2007, p. 52]



Dott.ssa D’Acuti Arianna
Psicologa clinica e Psicoterapeuta psicoanalitica Avellino

Dott.ssa D’Acuti Arianna

Psicologa clinica e psicoterapeuta psicoanalitica a Avellino (AV)
Iscrizione Albo n. 22298
P.I. 14706721009

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