Stai leggendo:
  • Home
  • Articoli
  • L’esperienza della maternità
Psicologa clinica e psicoterapeuta psicoanalitica

Dott.ssa D’Acuti Arianna

Articoli

L’esperienza della maternità

Una delle tesi capitali dello psicoanalista francese Jacques Lacan concerne la dipendenza del soggetto dal luogo dell'Altro: il soggetto "dipende da quello che avviene nell'Altro" [J. Lacan, Del "Trieb" di Freud e del desiderio dello psicoanalista, 1964, in Scritti, vol. 2, Einaudi, Torino, 2002, p. 856]. Il destino del soggetto è strutturalmente intrecciato a quello dell'Altro. In questa prospettiva in Nota sul bambino (1969), Lacan mette in evidenza un duplice destino del bambino rispetto all'esistenza dell'Altro: quello del sintomo e quello dell'oggetto del fantasma. Il bambino può costituirsi come la verità (inconscia) della coppia genitoriale, oppure può essere identificato nella posizione di oggetto del fantasma e del godimento materno:

"[…] il sintomo (del bambino) può rappresentare la verità della coppia familiare […]. L'articolazione si riduce di molto quando il sintomo che risulta dominante attiene alla soggettività della madre. In questo caso il bambino è interessato direttamente come correlativo di un fantasma". [J. Lacan, Nota sul bambino, 1969, in Altri scritti, Einaudi, Torino, 2013, p. 367]

Questa biforcazione – il bambino come sintomo e come oggetto del fantasma materno – arricchisce la dialettica fallica di ispirazione freudiana, riformulata da Lacan nel Seminario IV, La relazione oggettuale (1956-1957). Nel caso del bambino-sintomo in primo piano è la sua implicazione nella dimensione sintomatica della struttura familiare o, più precisamente, esso incarna il ritorno del rimosso – la verità inconscia – della coppia genitoriale. Quello che non entra simbolicamente nel discorso familiare, o nel rapporto di coppia, quello che resta latente, inespresso, non articolato, trova nel corpo del bambino il luogo di una sua manifestazione possibile. Il sintomo del bambino, in questi casi, non manifesta la verità inconscia del desiderio del bambino stesso, ma fa emergere un'altra verità scomoda, inaccettabile, rifiutata, rimossa, che riguarda, più che la sua esistenza, "la verità della coppia familiare"

[J. Lacan, Nota sul bambino, 1969, in Altri scritti, Einaudi, Torino, 2013, p. 368]. In questa situazione il sintomo del bambino si trova articolato alla rete delle relazioni familiari. Lacan, a proposito di questo, insiste sul fatto che il bambino sia strutturalmente "psicosomatico" [J. Lacan, Nota sul bambino, 1969, in Altri scritti, Einaudi, Torino, 2013]: il suo corpo traduce le interpretazioni del desiderio dei genitori in fenomeni somatici. In questo senso egli incarna un sintomo particolare la cui verità inconscia riguarda non lui stesso come soggetto, bensì quella della coppia genitoriale.

Nel caso del bambino oggetto, in primo piano non è l'articolazione tra il sintomo del bambino e il sistema familiare, ma il rapporto del bambino con la soggettività inconscia della madre. In questi casi l'articolazione significante lascia il posto a una correlazione misteriosa che vincola il bambino direttamente al fantasma materno. È quello che accade quando manca la mediazione paterna e il bambino resta inghiottito dal desiderio materno, smarrendo di conseguenza il suo statuto di soggetto per diventare l'oggetto esclusivo del godimento della madre. In questa seconda posizione il bambino appare imbrigliato nel fantasma materno. Essere l'oggetto e non il fallo della madre significa per il bambino provare a saturarne il desiderio, a chiuderlo, a ridurre l'enigma del desiderio materno – a cui introduce invece la significazione fallica – a una certezza completa.  

Nella psicosi ritroviamo questa riduzione come dominante nel rapporto madre-bambino: il desiderio della madre si concentra e si fissa in modo follemente esclusivo sul bambino oggetto. Tuttavia, la posizione del bambino come oggetto del fantasma materno può avvenire anche a prescindere da quale sia la struttura clinica della madre e del bambino stesso. In questi casi il bambino non si offre come fallo immaginario della madre ma come oggetto che vorrebbe saturare definitivamente la sua mancanza. Questa saturazione di per sé non è sufficiente a definire la struttura particolare del desiderio della madre:

"[…] egli (il bambino) satura la forma di mancanza in cui si specifica il desiderio (della madre), qualunque ne sia la struttura particolare: nevrotica, perversa o psicotica". [J. Lacan, Nota sul bambino, 1969, in Altri scritti, Einaudi, Torino, 2013]

Questo significa che la maternità non è solo un'esperienza del bambino-fallo, ma anche l'incontro con un bambino-oggetto. Non è solo l'esperienza regolata dalla significazione fallica, ma è anche l'esperienza della fusione e del rigetto, della perdita di limiti e dell'intrusione, dello smarrimento e della devastazione, della minaccia e del turbamento.  

Il godimento della madre può raggiungere vertici insondabili, eccedenti l'incontro sessuale con l'uomo, poiché il bambino può offrire alla madre quello che il soggetto maschile non è mai in grado di offrire pienamente: "l'oggetto stesso della sua esistenza che appare nel reale" [J. Lacan, Nota sul bambino, 1969, in Altri scritti, Einaudi, Torino, 2013]. Mentre un uomo offre alla donna il fallo che non coincide con la sua esistenza, un bambino sa offrire all'Altro la sua esistenza integrale. È questo che favorisce l'inglobamento del bambino nel fantasma della madre come oggetto. Per ogni madre l'incontro col proprio frutto non è solo l'incontro con un elemento fallico che compensa la sua castrazione alleviandone la ferita narcisistica (tesi freudiana), ma è anche l'incontro con qualcosa che appare ingovernabile, fuori controllo e che costringe a impattare con un reale pulsionale inedito.

Porre il bambino come oggetto della saturazione della mancanza materna non è solo una definizione della posizione materna nella psicosi, ma un rischio e una tendenza interna al desiderio materno in quanto tale. È quello che Lacan sviluppa nel Seminario XVII, Il rovescio della psicoanalisi (1969-1970), equiparando il desiderio della madre a un desiderio cannibalico, a una bocca di coccodrillo spalancata, pronta a fagocitare il suo frutto. Sicuramente, sulla base di quanto detto, la maternità può votarsi come causa di uno scatenamento psicotico.



Dott.ssa D’Acuti Arianna
Psicologa clinica e Psicoterapeuta psicoanalitica Avellino

Dott.ssa D’Acuti Arianna

Psicologa clinica e psicoterapeuta psicoanalitica a Avellino (AV)
Iscrizione Albo n. 13290
P.I. 14706721009

© 2026. «powered by Psicologi Italia». È severamente vietata la riproduzione, anche parziale, delle pagine e dei contenuti di questo sito.