Tra domanda e desiderio interviene il bisogno. Il piano del bisogno definisce uno stato di urgenza e di pressione fisiologica, e il suo soddisfacimento è reso possibile da un'azione specifica rivolta verso un oggetto (il bisogno di mangiare si estingue con lo sfamarsi). Secondo il modello strutturalista il piano del bisogno è costantemente subordinato dall'azione primordiale del significante. Perché? Perché il bisogno deve articolarsi come domanda, deve significantizzarsi, per essere soddisfatto. Questo dovere è dato dal fatto che la pulsione non è una realtà biologica che segue leggi evolutive della maturazione. La pulsione è perversa: sogna di far esistere il rapporto sessuale, di fare Uno con l'Altro. Le tre strutture soggettive che utilizziamo, nevrosi, psicosi, perversione, sono dei maneggiamenti di una x, un'incognita, la x del soggetto, l'inconscio. La pulsione, diversamente dall'istinto, gode nel rimanere insoddisfatta, è sadomasochistica. Già Freud indicava la differenza tra istinto e pulsione per indicare il fatto che la pulsione non si organizza sulla base di un meccanismo di risposta stabilito per eredità genetica, come invece avviene per l'istinto. Rispetto a quest'ultimo, la pulsione appare mancante, in una condizione deficitaria, destinata ad essere sempre parzialmente inappagata. Per questa ragione la pulsione può, secondo Freud, manifestare diversi destini possibili.
La struttura plastica e indebolita della pulsione viene ripensata da Lacan come effetto dell'azione del significante sul corpo del soggetto. Il corpo pulsionale, diversamente da quello istintuale che risponde al programma infallibile della natura, si costituisce solo tramite l'azione del significante che facendo intrusione nell'organismo naturale governato dall'istinto, lo snatura, lo sconvolge erogenizzandolo. L'azione del significante agisce sul corpo del bambino attraverso le abitudini culturali e sociali con le quali questo corpo viene fabbricato, agisce con i tagli e le operazioni simboliche a cui questo corpo sarà sottoposto: la scelta del nome, il taglio del cordone ombelicale, il taglio dei capelli, l'educazione sfinterica ecc. Il corpo umano, il corpo pulsionale, non è orientato dalle leggi naturali dell'istinto, ma dai significanti dell'Altro, dalle loro tracce, dai loro tagli simbolici. Le incidenze dell'Altro generano limitazioni del godimento che danno luogo a una mancanza costitutiva, sulla quale si fonda il processo di soggettivazione.
In Il Seminario, Libro IV, La relazione oggettuale (1956-57), il concetto di mancanza è, per Lacan, il concetto attraverso il quale riformulare la nozione di oggetto in psicoanalisi. Mentre per le teorie postfreudiane delle relazioni oggettuali, l'oggetto è l'altro dell'intersoggettività al quale il soggetto impara a rapportarsi solo dopo aver abbandonato gli stadi più precoci dello sviluppo, per Lacan esso si configura come una sorta di mancanza strutturale. È questo il modo con cui rilegge e attualizza il tema classicamente freudiano della perdita d'oggetto che si trova al centro dei Tre saggi sulla teoria sessuale (1900-1905) di Freud: il corpo pulsionale si costituisce solo su di uno sfondo di assenza, a partire da una sottrazione preliminare, dallo svuotamento della compattezza biologica del corpo animale, dalla perdita d'oggetto di godimento (il seno, le feci). È questo che spinge Lacan a definire la dialettica simbolica con l'oggetto come "dolorosa" e "deludente" in quanto fondata sulla sua perdita irreversibile.
L'incontro con l'oggetto non può mai risolversi in una presenza piena a causa dell'incidenza dell'Altro che frattura la possibilità di una corrispondenza appagante tra soggetto e oggetto al punto che, come afferma Lacan evocando le tesi freudiane dei Tre saggi sulla teoria sessuale, l'oggetto che il soggetto può trovare non è mai quello originale, che ha desiderato e ricercato:
"come ci mostrano i Tre saggi […] l'oggetto primo, precisamente quello della madre, è rimembrato in un modo che non si è potuto modificare, che è, dice Freud, irreversibile, per cui l'oggetto non sarà mai altro che un oggetto ritrovato, […], e che resterà marcato dallo stile del primo oggetto. Vi è quindi sempre una divisione essenziale, fondamentalmente conflittuale, nell'oggetto ritrovato, e nel fatto stesso del suo ritrovamento vi è dunque sempre discordanza dell'oggetto ritrovato con l'oggetto ricercato". [J. Lacan, Il Seminario, Libro IV, La relazione oggettuale, 1956-57, Einaudi, Torino, 2007, p. 52]
Gli oggetti della pulsione non sono oggetti in quanto reali, ma sono oggetti inclusi nella pulsione, che hanno a che fare con un buco, contornati da una zona erogena. Tali oggetti sono esperienze dove qualcosa passa, esperienze di passaggio attraverso dei bordi (seno, feci).
Dott.ssa D’Acuti Arianna
Psicologa clinica e Psicoterapeuta psicoanalitica Avellino
Psicologa clinica e psicoterapeuta psicoanalitica a Avellino (AV)
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P.I. 14706721009